dissabte, 2 de juliol del 2016

Kitobo

Il primo giorno a Kitobo, finalmente. 18 giugno, sbarco sull’isola Kitobo, il villaggio sperduto sul cui progetto lavoro da mesi, e a cui porteremo elettricità da una fonte pulita: il sole. Già visto dalla barca, è stranissimo. Le abitazioni sono tutte addossate in una punta dell’isola, quella più pianeggiante. Addossate come in uno slum, una baraccopoli.

Il villaggio visto dall'alto, dove saranno posizionati i nostri pannelli solari.




Piccolo negozietto, ce ne sono qualche decina tra le vie.
Inseguito da mandrie di bimbi.

Strade centrali del villaggio.
Uno slum. Come descriverlo? Entri nelle viuzze, ti perdi, scavalchi persone e solchi, saluti donne che mangiano cassava cotta in un piatto sedute per terra davanti alle loro catapecchie, senti una cacofonia di radio, musiche, schiamazzi. Le narici respirano una tavolozza incomprensibile di odori diversi, vedi coi tuoi occhi come si addossano in maniera quasi spasmodica capanne di fango, abitazioni di lamiere, case di assi di legno inchiodate malamente. Eviti taniche di acqua e catini con stracci ammollo, accanto a un ragazzo disteso con una birra calda, vedi una donna che intreccia fascine di paglia concentricamente per farne un cappello. Osservi la quantità di modi per arrangiarsi vendendo quel che si può gli uni agli altri, passi qualche ora in questo piccolo ma compattissimo intrico umano, ammiri la ragnatela intricata di cavi elettrici che in modo casuale e pericoloso danno saltuariamente elettricità attraverso un inquinante generatore comune. Calpesti rifiuti sparsi ovunque, ti impregni mente e pelle di tutto ciò. 

Finché non lo vivi anche solo per due ore, non hai idea di cosa sia una baraccopoli. Ed è solo un’idea, perché sono solo 1500 persone, e le condizioni non sono così estreme come nelle vere slum cittadine. Non riesco a immaginare le favelas brasiliane. Trovare ciò qua, in un paradiso in mezzo al lago, è sorprendente. Il villaggio si espande poco verso fuori, piuttosto costruiscono ostruendo ogni vicolo. Eppure l’isola è lunga oltre 2 km. Fuori dal villaggio, appena fuori, è natura incontaminata: un pianoro di qualche km quadrato, rialzato una cinquantina di metri ricoperto da erba alta e foresta tropicale. Non fosse per gli alberi, e per la temperatura vivibile (18-20 gradi), sembrerebbe la Scozia. Paesaggi splendidi verso le altre isole.


Bestiame pascola libero sull'altopiano dell'isola
Sempre loro, vicino alle reti di essiccazione del pesce (a sinistra).
Sempre sorridenti, piccoli cangurini.

Il lavoro è vario, a volte imprevedibile. Spesso in barca, portati dal fidatissimo e professionale Dungo e le sue taniche di benzina e olio che alimentano il motore a poppa. Ci accompagnano i locali, Daniel, Michael, Henry: gente che lavora per Kafophan, Finafrica e AVSI, su tematiche sociali, la regina delle quali è la lotta all’AIDS. Le campagne di educazione e sensibilizzazione portate avanti da questi ragazzi è ammirevole. Qui il virus è una piaga: a Kitobo almeno il 30% delle donne è infetto. Alcune statistiche parlano di tassi fino al 90% in qualche isola, altri del 10%. Comunque, altissimi. Le abitudini sono difficili da cambiare, soprattutto quando non sai cosa mangiare oggi e una malattia che ti ammazza in qualche anno non ti spaventa. Il domani forse è semplicemente inesistente. Villaggio di pescatori stagionali, i ragazzini vengono allontanati di proposito e la maggior parte delle donne si prostituisce. Dicono i miei connazionali che per gli uomini africani il sesso è imprescindibile, come il cibo. Non tollerano periodi di astinenza per la lontananza da casa. Ascolto queste opinione, ma mi piacerebbe sentire che dicono loro.


Fango e canne di legno possono essere un'ottima e resistente tecnica di costruzione, non perfettamente applicata in questo caso.
Riunione con autorità locali e provinciali, con mia presentazione ufficiale alla comunità, che mi battezza Musoke.

Scorci di Kitobo "downtown"

Un giorno Vale va a visitare case, catapecchie, ammassi di lamiera e rare case di mattoni ben costruite. A volte il tetto è di paglia. A volte è tenuto giù da una catasta di cellophane, taniche, stracci. Come dice lei, sono micce pronte a incendiarsi. Negli ultimi anni, quattro incendi hanno distrutto alcune di queste case. Di solito, il problema sono le cucine, poi i tetti e i cavi fanno il resto nel propagare le fiamme. Le case poi vengono ricostruite o meno. Ci vogliono pochi giorni per ricostruirle, e durano pochi anni. Le dimensioni tipiche: quattro metri per due. Il posto per un letto, e una lampada a cherosene che intossica ed è insicura. La luce e l’elettricità arriverà dal Sole, presto. Io prendo con me i tre ragazzi che si occuperanno sotto la mia supervisione di preparare la piccola strada che porterà dal molo alla collinetta sovrastante il villaggio. Discutiamo su dettagli molto pratici. Incontro un imprenditore locale che fa reti elettriche. Utilissimo per noi. Imparo da loro un milione di cose in più di quelle che potrei imparare dai libri. Contesti che non sono sui libri, esperienza, vita così diversa. Tutto si relativizza un po’.

Vista dall'alto della scuola, appartata dal rumoroso centro.

Una lucertolona di un metro, della famiglia dei varani, sulla scogliera erbosa.
Poi visito la scuola, e l’intera isola. Vedo decine di mucche, dalle corna allungate ed appuntite, decine di uccelli bianchi e di altri colori. Gialli minuscoli, altri simili a corvi. Poi vedo un lucertolone enorme, di un metro di lunghezza. Un varano credo. Si muove come un coccodrillo, ed ha le sembianze preistoriche di un iguana, senza scaglie. La inseguo per immortalarla, ma è velocissimo e si butta in picchiata strisciando tra le vegetazione della scogliera.

La terra di tutta l’isola appartiene a tre proprietari terrieri, di cui conosco Mr. Musoke. Lo stesso nome con cui vengo ribattezzato io il giorno della presentazione alla comunità. Comunità irrequieta, per il ritardo di vari mesi, l’impazienza per avere elettricità stabile. Comunità anche fiduciosa verso di noi ed accogliente, “Musoke!” mi sento chiamare dalle donne che cucinano o riposano, mentre giro tra i vicoletti angusti. Musoke è sia l’arcobaleno che il dio della pioggia. In effetti, dovrei portare luce ma per ora ho portato con me tanti acquazzoni!

Una delle abitazioni ridotte peggio, vecchia probabilmente solo qualche anno.
Strade centrali stranamente deserte per il violento scroscio di benvenuto.

Sempre curiosi verso le foto.
.the.Hive.

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