Il primo giorno a Kitobo, finalmente. 18 giugno, sbarco sull’isola
Kitobo, il villaggio sperduto sul cui progetto lavoro da mesi, e a cui
porteremo elettricità da una fonte pulita: il sole. Già visto dalla barca, è
stranissimo. Le abitazioni sono tutte addossate in una punta dell’isola, quella
più pianeggiante. Addossate come in uno slum, una baraccopoli.
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| Il villaggio visto dall'alto, dove saranno posizionati i nostri pannelli solari. |
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| Piccolo negozietto, ce ne sono qualche decina tra le vie. |
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Inseguito da mandrie di bimbi.
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| Strade centrali del villaggio. |
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Uno slum. Come descriverlo? Entri nelle viuzze, ti perdi, scavalchi persone e solchi, saluti donne che mangiano cassava cotta in
un piatto sedute per terra davanti alle loro catapecchie, senti una
cacofonia di radio, musiche, schiamazzi. Le narici respirano una
tavolozza incomprensibile di odori diversi, vedi coi tuoi occhi come
si addossano in maniera quasi spasmodica capanne di fango, abitazioni di
lamiere, case di assi di legno inchiodate malamente. Eviti taniche di acqua e catini con stracci ammollo, accanto a un ragazzo disteso con una birra calda, vedi una donna che intreccia fascine di paglia concentricamente per farne
un cappello. Osservi la quantità di modi per arrangiarsi vendendo quel
che si può gli uni agli altri, passi qualche ora in questo piccolo
ma compattissimo intrico umano, ammiri la ragnatela intricata di
cavi elettrici che in modo casuale e pericoloso danno saltuariamente
elettricità attraverso un inquinante generatore comune. Calpesti
rifiuti sparsi ovunque, ti impregni mente e pelle di tutto ciò.
Finché non lo vivi anche solo per due ore, non hai idea di
cosa sia una baraccopoli. Ed è solo un’idea, perché sono solo 1500 persone, e le condizioni non sono così estreme come nelle vere slum cittadine. Non riesco
a immaginare le favelas brasiliane. Trovare ciò qua, in un paradiso in mezzo al
lago, è sorprendente. Il villaggio si espande poco verso fuori, piuttosto
costruiscono ostruendo ogni vicolo. Eppure l’isola è lunga oltre 2 km. Fuori dal villaggio,
appena fuori, è natura incontaminata: un pianoro di qualche km quadrato,
rialzato una cinquantina di metri ricoperto da erba alta e foresta tropicale.
Non fosse per gli alberi, e per la temperatura vivibile (18-20 gradi),
sembrerebbe la Scozia. Paesaggi splendidi verso le altre isole.
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| Bestiame pascola libero sull'altopiano dell'isola |
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| Sempre loro, vicino alle reti di essiccazione del pesce (a sinistra). | |
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| Sempre sorridenti, piccoli cangurini. |
Il lavoro è vario, a volte imprevedibile. Spesso in barca,
portati dal fidatissimo e professionale Dungo e le sue taniche di benzina e olio che
alimentano il motore a poppa. Ci accompagnano i locali, Daniel, Michael, Henry:
gente che lavora per Kafophan, Finafrica e AVSI, su tematiche sociali, la
regina delle quali è la lotta all’AIDS. Le campagne di educazione e sensibilizzazione portate avanti da questi
ragazzi è ammirevole. Qui il virus è una piaga: a Kitobo almeno il 30% delle donne è
infetto. Alcune statistiche parlano di tassi fino al 90% in qualche isola, altri del 10%. Comunque, altissimi. Le abitudini sono difficili da cambiare, soprattutto quando non sai
cosa mangiare oggi e una malattia che ti ammazza in qualche anno non ti
spaventa. Il domani forse è semplicemente inesistente. Villaggio di pescatori
stagionali, i ragazzini vengono allontanati di proposito e la maggior parte
delle donne si prostituisce. Dicono i miei connazionali che per gli uomini
africani il sesso è imprescindibile, come il cibo. Non tollerano periodi di
astinenza per la lontananza da casa. Ascolto queste opinione, ma mi piacerebbe
sentire che dicono loro.
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| Fango e canne di legno possono essere un'ottima e resistente tecnica di costruzione, non perfettamente applicata in questo caso. |
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| Riunione con autorità locali e provinciali, con mia presentazione ufficiale alla comunità, che mi battezza Musoke. | | |
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Scorci di Kitobo "downtown"
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Un giorno Vale va a visitare case, catapecchie, ammassi di
lamiera e rare case di mattoni ben costruite. A volte il tetto è di paglia. A
volte è tenuto giù da una catasta di cellophane, taniche, stracci. Come dice lei,
sono micce pronte a incendiarsi. Negli ultimi anni, quattro incendi hanno
distrutto alcune di queste case. Di solito, il problema sono le cucine, poi i
tetti e i cavi fanno il resto nel propagare le fiamme. Le case poi vengono
ricostruite o meno. Ci vogliono pochi giorni per ricostruirle, e durano pochi
anni. Le dimensioni tipiche: quattro metri per due. Il posto per un letto, e
una lampada a cherosene che intossica ed è insicura. La luce e l’elettricità
arriverà dal Sole, presto. Io prendo con me i tre ragazzi che si occuperanno
sotto la mia supervisione di preparare la piccola strada che porterà dal molo
alla collinetta sovrastante il villaggio. Discutiamo su dettagli molto pratici.
Incontro un imprenditore locale che fa reti elettriche. Utilissimo per noi.
Imparo da loro un milione di cose in più di quelle che potrei imparare dai
libri. Contesti che non sono sui libri, esperienza, vita così diversa. Tutto si
relativizza un po’.
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| Vista dall'alto della scuola, appartata dal rumoroso centro. |
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| Una lucertolona di un metro, della famiglia dei varani, sulla scogliera erbosa. |
Poi visito la scuola, e l’intera isola. Vedo decine di mucche, dalle corna allungate ed appuntite, decine di
uccelli bianchi e di altri colori. Gialli minuscoli, altri simili a corvi. Poi
vedo un lucertolone enorme, di un metro di lunghezza. Un varano credo. Si muove come un
coccodrillo, ed ha le sembianze preistoriche di un iguana, senza scaglie. La
inseguo per immortalarla, ma è velocissimo e si butta in picchiata strisciando
tra le vegetazione della scogliera.
La terra di tutta l’isola appartiene a tre proprietari terrieri, di cui conosco Mr. Musoke. Lo stesso nome con cui vengo
ribattezzato io il giorno della presentazione alla comunità. Comunità
irrequieta, per il ritardo di vari mesi, l’impazienza per avere elettricità
stabile. Comunità anche fiduciosa verso di noi ed accogliente, “Musoke!” mi
sento chiamare dalle donne che cucinano o riposano, mentre giro tra i vicoletti
angusti. Musoke è sia l’arcobaleno che il dio della pioggia. In effetti, dovrei
portare luce ma per ora ho portato con me tanti acquazzoni!
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| Una delle abitazioni ridotte peggio, vecchia probabilmente solo qualche anno. |
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Strade centrali stranamente deserte per il violento scroscio di benvenuto.
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| Sempre curiosi verso le foto. |
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.the.Hive.
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