dilluns, 15 de gener del 2018

Elementi

Sono le 7, e il vento tira forte, ma è una brezza pungente e piacevole. Nell'inverno mediterraneo, la luna brilla ancora alta, e il mare a ovest mostra lo scintillio giocherellone del suo riflesso. Le prime luci dell'alba sono nascoste dagli edifici e dalla città che si stiracchia, sgranchendo le proprie ferraginose articolazioni dove inizia a scorrere il sangue a quattro ruote. Mentre scivolo sul lungo mare correndo, a destra le onde mostrano la propria schiuma, battendo di nuovo sulla spiaggia. Le mareggiate natalizie hanno lasciato uno strascico di alghe, e non solo. Vedo la schiuma e sento il mare arrabbiato ed intossicato che vomita la plastica, sparsa ormai ovunque nelle sue interiora, sulla sua pelle, e sui suoi cuscini sabbiosi. Acque agitate, fredde, bellissime ed attraenti. Quella forza adolescenziale, quell'energia fine a se stessa, incontenibile. Acqua è passione, coraggio, sfrontatezza, curiosità.

Sono le 14, e mi gusto in pausa pranzo un panino al fresco, su una panchina, sotto il cielo fatto di nuvole veloci che scorrono e si incagliano contro la Tramontana. Il vento continua a tirare forte, tira giù rami secchi, fa volare foglie, non da tregua. Ci ricorda che Eolo è lì, anche se spesso a terra non si fa sentire e ci lascia in pace. Batte e sbatte contro le montagne, spazza pendii, cale, mare, acque e terra, e prosegue nella sua inesauribile corsa del velo trasparente che circonda la nostra palla blu. Osservare le nuvole che scorrono veloci, sentire le folate sulle guance, gustarsi un fresco respiro a pieni polmoni. Aria è libertà, salute, gratitudine, sublime.

Sono le 17, e prima che se ne vada la luce, vado nell'orto, dove la terra da poco smossa già mostra qualche segno di vita. Erbacce, le chiamano, a me sembrano altri piccoli miracoli verdi, segno dell'esuberanza con cui l'energia vitale si sprigiona, si rinnova. Colgo della terra, per farne un semenzaio. La passo tra le mie dita dalla pelle troppo morbida. Ne sento l'odore umido, inconfondibile. Percepisco la fecondità, e sento la bellezza di un tronco che dalla terra immagazzina la sua forza. Nulla come la terra rispetta tanto il tempo. Dentro a un albero, della sabbia, del terreno, ci sono le stagioni, la pazienza, la calma, i cicli della natura. Non c'è spazio per l'agitazione delle onde, per l'inafferrabilità dell'aria. C'è solo tempo, per tutto. Terra è materna, è profonda amante, è vita, è tempo.

Sono le 21, e la legna che ho trovato qua e là nel campus si sta trasformando in calore nel caminetto di casa. Io e lei, davanti al camino, come fossimo negli anni 30, con un bicchiere di vino e una minestra, e una contemplazione del calore avvolgente e affumicato che la legna ci regala. Il fuoco è la fine, la trasformazione, l'apparente distruzione che allo stesso tempo fa casa. Nulla come una fiamma diventa uno specchio del proprio passato, e una vista panoramica sul proprio presente. Un momento senza tempo nè luogo. Fuoco è contemplazione, attrazione, sicurezza, bellezza.

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