dilluns, 20 d’agost del 2018

Il vento

Il vento della vita soffia dai primi gemiti,
cresce come una timida brezza,
poi sbarazzino come la tramontana,
a volte diventa un uragano.
Soffia a lungo, porta con sé meraviglie ed orrori,
tranquillità, amore e sofferenze.
Come stormi che migrano,
le esistenze scorrono di luogo in luogo,
di tempo in tempo,
accanto a diverse nuvole, temporali e raggi di sole.

Poi per alcuni il vento si placa,
entra in scena la calma.
Il vento che ci muove, ci sostiene,
ci abbandona lentamente.
Scuote il guscio stanco, sfiancato.
E chi ha abbastanza fortuna
decide di aprire per un'ultima volta la finestra.
Da quella finestra esce l'ultimo alito di vento,
che soffia verso altri luoghi, paesaggi.
Rimane il silenzio, un guscio vuoto,
e un mare di ricordi e nostalgia
di chi ha vissuto accanto a questo vento.

Un ciao non pronunciato, disegnato,
una finestra che si apriva per l'ultima volta.
E sei andata, libera e serena, forse.
Ti aspettava da tempo il tuo levante,
per tornare insieme a frusciare leggeri e senza corpo,
a muovere questi ulivi, quelle onde.
Il vento tra i capelli, la brezza tra le pannocchie.

Ciao, bentornata a casa.
Ci rivedremo tra le foglie, quando il tempo vorrà!

https://www.youtube.com/watch?v=MqoANESQ4cQ

.the.Hive.

dimecres, 18 de juliol del 2018

Non piangere, mamma

Ciao mamma. Cosa ci fai con me, anche adesso? Dove siamo? Mi sento bene... Perché piangi, anche qui dove finalmente la serenità regna? Staremo sempre assieme!

Non ricordo molto. So di tanta acqua. Non so parlare ed ora non ho nemmeno corde vocali né corpo, però ti posso parlare con l'anima in questa immensità dove non ci sono Dei vendicativi, ma solo uno spazio infinito e tanta pace...

Piangi, ma non capisco... Mi sussurravi parole di conforto anche quando l'acqua ci stava sommergendo le gole. Anche quando la nave se ne è andata lasciandoci nel deserto degli abissi blu, in preda a noi stessi. Le stesse parole di conforto di quando la sera spesso non avevi che da offrirmi un bicchiere di acqua calda come cena, mentre piangevo per la fame e il tuo seno era troppo asciutto, segnato dalle cicatrici del tempo. Eppure noi bimbi, come gli animali, percepiamo le emozioni profonde. Percepivo il tuo dolore, la tua disperazione, la tua solitudine. Papà è una parola che non mi hai mai insegnato, e che ho solo sentito pronunciare da altri bimbi. Le tue parole di conforto, di amore, non mi sono mai mancate, anche se io ero troppo piccolo per poterle ricambiare.

Anche quando ho esalato l'ultimo respiro misto ad acqua salata, aggrappato a te, mentre la mia anima abbandonava un corpo sfortunato, ti ho visto piangere, ma non era più disperazione, era quasi sollievo. Ti ho visto. Ti ho visto finalmente lasciarti andare, mi avevi perso nel deserto blu. Ti sei lasciata andare, senza più lottare, e tra l'amarezza infinita delle tue lacrime ho carpito una rassegnazione serena. Ti sei lasciata inghiottire con me dalle onde, rimanendo galleggiante tra i resti di un gommone di cui nessuno si è più curato. Ti sei lasciata inghiottire, senza più l'ansia di dover sopravvivere.

Ti ho aspettata, perchè so che sei sempre stata con me, da quando mi hai concepito, a quando mi hai allattato e cresciuto sola, lottando per portare a casa qualcosa per sopravvivere, tra le polveri delle strade della città e i cumuli di spazzatura mezza bruciata.

Perché piangi, mamma? Siamo liberi, ora. Siamo liberi da tutto. Siamo senza corpo, senza fatica. Non sono mai stato così bene. Ora rimani con me, guarderemo dall'alto e aspetteremo tutti gli altri che verranno inghiottiti dal deserto blu. Faremo una grande festa, qua, vagando liberamente e senza vincoli tra stelle e pianeti. Una festa solo per noi. Mamma, non piangere. Tutte quelle anime che ci hanno fatto del male, quelle della stanza nel deserto, quelle della barca, quella della nave armata, quelle che ci hanno lasciato mentre tu supplicavi con tutte le tue forze un aiuto, tutte quelle anime qua nello spazio tra le stelle non ci possono venire, perché hanno scelto di diventare pesanti come macigni. Me l'hanno detto quelle figure che sorridono felici mentre vagano vicino al Sole. Quelle anime pesanti finiscono attorcigliate una con l'altra nel centro delle stelle senza via di uscita, dicono. Noi invece, guarda... guarda la bellezza del cosmo, i colori, la libertà di esplorarlo. E ci sono tanti come noi, che con tanta serenità e sollievo, vagano nella pace.

Perciò mamma, non piangere più. Presto verrà anche la mia sorellina, gliel'ho detto prima di separarci in quella stanza scura dove ti hanno picchiato e fatto sanguinare tra le gambe. Siamo al sicuro, la vita sulla Terra era solo un incubo. Non piangere, mamma. Qua tra le stelle saremo felici, assieme, per sempre.



.the.Hive.

dijous, 8 de febrer del 2018

Calabaza

Cinco marineros ahora sonrien.
Ya no salen con el barco, no hace falta.
Lo que se ha sembrado sale, paciente.
Las tres lunas tienen una belleza más suave,
se fueron las olas, las tormentas.
En una noche tibia, con nubes rosadas
abren una botella de vino
El cansancio es del pasado,
porque ahora queda mirar, celebrar
Cosechar lo que era tan cercano,
y que encontraron tan lejos.

Uno de ellos saca la navaja,
quita la piel de la calabaza, lentamente.
La cicatriz que lleva en el biceps,
ya tiene una forma de aguja de reloj.
Estrellas empiezan a brillar entre las nubes,
la realidad golpea con su amor,
más fuerte que los relampagos que fueron.

La brisa calida del mar,
la tierra fertil de la cual brota amor, 
el calor de unas llamas que alumbran la vida.
Los cinco marineros asombrados,
admiran la belleza, descansan.
El platano y el avocado estan a su lado.

.the.Hive.

dilluns, 15 de gener del 2018

Elementi

Sono le 7, e il vento tira forte, ma è una brezza pungente e piacevole. Nell'inverno mediterraneo, la luna brilla ancora alta, e il mare a ovest mostra lo scintillio giocherellone del suo riflesso. Le prime luci dell'alba sono nascoste dagli edifici e dalla città che si stiracchia, sgranchendo le proprie ferraginose articolazioni dove inizia a scorrere il sangue a quattro ruote. Mentre scivolo sul lungo mare correndo, a destra le onde mostrano la propria schiuma, battendo di nuovo sulla spiaggia. Le mareggiate natalizie hanno lasciato uno strascico di alghe, e non solo. Vedo la schiuma e sento il mare arrabbiato ed intossicato che vomita la plastica, sparsa ormai ovunque nelle sue interiora, sulla sua pelle, e sui suoi cuscini sabbiosi. Acque agitate, fredde, bellissime ed attraenti. Quella forza adolescenziale, quell'energia fine a se stessa, incontenibile. Acqua è passione, coraggio, sfrontatezza, curiosità.

Sono le 14, e mi gusto in pausa pranzo un panino al fresco, su una panchina, sotto il cielo fatto di nuvole veloci che scorrono e si incagliano contro la Tramontana. Il vento continua a tirare forte, tira giù rami secchi, fa volare foglie, non da tregua. Ci ricorda che Eolo è lì, anche se spesso a terra non si fa sentire e ci lascia in pace. Batte e sbatte contro le montagne, spazza pendii, cale, mare, acque e terra, e prosegue nella sua inesauribile corsa del velo trasparente che circonda la nostra palla blu. Osservare le nuvole che scorrono veloci, sentire le folate sulle guance, gustarsi un fresco respiro a pieni polmoni. Aria è libertà, salute, gratitudine, sublime.

Sono le 17, e prima che se ne vada la luce, vado nell'orto, dove la terra da poco smossa già mostra qualche segno di vita. Erbacce, le chiamano, a me sembrano altri piccoli miracoli verdi, segno dell'esuberanza con cui l'energia vitale si sprigiona, si rinnova. Colgo della terra, per farne un semenzaio. La passo tra le mie dita dalla pelle troppo morbida. Ne sento l'odore umido, inconfondibile. Percepisco la fecondità, e sento la bellezza di un tronco che dalla terra immagazzina la sua forza. Nulla come la terra rispetta tanto il tempo. Dentro a un albero, della sabbia, del terreno, ci sono le stagioni, la pazienza, la calma, i cicli della natura. Non c'è spazio per l'agitazione delle onde, per l'inafferrabilità dell'aria. C'è solo tempo, per tutto. Terra è materna, è profonda amante, è vita, è tempo.

Sono le 21, e la legna che ho trovato qua e là nel campus si sta trasformando in calore nel caminetto di casa. Io e lei, davanti al camino, come fossimo negli anni 30, con un bicchiere di vino e una minestra, e una contemplazione del calore avvolgente e affumicato che la legna ci regala. Il fuoco è la fine, la trasformazione, l'apparente distruzione che allo stesso tempo fa casa. Nulla come una fiamma diventa uno specchio del proprio passato, e una vista panoramica sul proprio presente. Un momento senza tempo nè luogo. Fuoco è contemplazione, attrazione, sicurezza, bellezza.

.the.Hive.