Compongo a pezzi questa ultima entrata centroamericana, nei buchi liberi, in questi ultimi giorni intensi e durante il lungo rientro.
Scrivo prima da
Tamarindo, una delle località più turistiche del Costa Rica. Mentre tiriamo le fila delle mille attività svolte in un mese,
terminando i nostri lavori, ci riprendiamo da circa 4.500 km di viaggio
in un posto rilassante e vacanziero. Nonostante sia
così popolato, mantiene un tocco selvaggio e autentico. Mi svegliano i
versi delle scimmie, le corse delle iguane sul tetto di lamiera, i canti dei galli e di centinaia di uccelli, probabilmente
colorati. Il 20% della biodiversità terrestre è presente in Costa Rica, un
paese grande un sesto dell’Italia (o il doppio della Sicilia). Iguane lunghe mezzo metro scorrazzano in
spiaggia, sugli alberi, e nei corridoi dell’ostello. Saltano sui tetti alle 5
del mattino, come gli scoiattoli in Toscana. I mapache (una specie di furetto) si vedono spesso, addirittura si
infilano nella camera.
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| Iguana a Manuel Antonio. Non è raro vederle in spiaggia, in strada, negli ostelli. [Foto di Lea] |
Giriamo tre diversi ostelli: Oveja Negra, tripudio
americano della cultura surf, lo Tsunami Surf, appartato, deserto, con stanze
da topi, ma ideale per la vicinanza alla spiaggia giusto al di là della strada,
e, solo io, una volta partiti tutti per Honduras o San José, il Pura Vida, dove
l’ultima notte mi godo una jam session di chitarra dall’amaca, con canne che
circolano libere. Puro stile hippie americano. Pura bolla dove pochi riescono a
vivere: maestri di surf e gestori degli innumerevoli ostelli, chioschi e
ristorantini. Nulla a che vedere con il Centro America di Olancho o Teguz o
Leon. Nella nostra camera condivisa all’Oveja Negra, l’aria condizionata è
insopportabile, come fosse Las Vegas: mi devo coprire come fosse inverno perché
non trovo il comando e le americane in stanza evidentemente hanno la pelle
troppo calda e l’abitudine allo spreco troppo radicata.
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| Iguana mimetica a Manuel Antonio. [Foto di Lea attraverso il telescopio della guida.] |
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La tirata in macchina dal Nicaragua a Tamarindo la prima
volta, arrivando all’1.30 di notte dopo 8 ore di viaggio, è pesante. Reggo
sonno e stanchezza ficcandomi le cuffie mentre dormono: In Flames, Aspencat, La
Raíz. Tutti dormono e li porto dritti a Tamarindo. Lì è quando sento forte
l’identità di un gruppo, la bellezza di un viaggio condiviso. La strada scorre
nera sotto le ruote del microbus. Arriviamo in piena notte e per ripigliarmi dal ronzio di musica e motore nelle orecchie li trascino tutti in
acqua. Tiepido questo Pacifico notturno.
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| Bradipo a Manuel Antonio [foto di Lea]. |
La prima notte mi immergo del tutto nella magia dell’oscurità più
silenziosa e profonda, come feci a Manuel Antonio. Sacco a pelo (per
proteggersi dalle zanzare, non certo dal freddo), steso sulla spiaggia libera,
con stelle che vanno e vengono, coperte da nuvole silenziosamente ballerine che
si addensano e scompaiono. Il quarto di luna dà il chiarore perfetto per
intuire contorni e sfumature di questa immensa baia paradisiaca, attorniata da
verde. Dormire fuori è un’iniezione di energia, anche se non riposi mai del
tutto. Mi sveglia uno scalpiccio, vicino al mio braccio destro. Una piccola
lumaca di mare, trascinata lì dall’alta marea, si muove di soppiatto con le sue
sei zampe. Sembra un animaletto preistorico e incredibile. Piccolo, nulla di
che, ma qui ogni centimentro quadrato può offrire uno spettacolo vivente. Ha il
guscio rotto, dalle onde penso, ma continua ad avanzare. Le zanzare sono
feroci. Ma tutto intorno è energia pura che scorre: piccoli rumori striscianti
nel sottobosco antistante la spiaggia, le onde lontane, schizzi nelle
pozzanghere lasciate dalla basse marea. La spiaggia di notte mi esercita un
fascino primordiale, mi riempie e non ho bisogno di altro.
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| Campeón! |
Il weekend successivo che soggiorniamo a Tamarindo (quattro notti in
due week-end diversi), un coccodrillo morto giace vicino alle reti di volley,
non lontano da dove dormivo. Mi diranno poi che sono le correnti che trasportano i cadaveri, e che non attaccano gli umani, anche se non lontano da lì un cartello avverte della presenza di coccodrilli e delle barche fanno transitare all'altra riva del piccolo fiume (eppure vedo surfisti attraversarne la foce come se nulla fosse). L’ultima notte prima della partenza dei miei
compagni troviamo in spiaggia anche un corpo di bulldog
bianco mozzato all’altezza dell’addome, sempre arenato dalla bassa marea. Violenza naturale trasportata dalla
corrente del fiume e depositata sulle spiagge di divertimento, che di notte
sono deserte.
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| Hostal Pura Vida, Tamarindo. Concerti la sera, stesi sulle amache del cortile aperto. |
La sera, è un tripudio di canadesi, americane e americani da
film, tutti con aspetto da surfisti navigati e con il loro vociare
caratteristico di chi si muove da padrone del mondo. Non nascondo che in
generale mi sembrano troppo ingombranti, sebbene cerchino
effettivamente di essere simpatici ed aperti. Parlo invece a lungo con quelli
dello Tsunami Surf: due ticos, uno di Coco e l’altro della costa sud, sulla
trentina o più. Parlano di surf, benessere fisico, donne, sesso. Le quebecois,
le americane, le norvegesi, le europee, le spagnole… Sono calmi, simpatici
senza essere invadenti. Qua in Costa Rica non ci si sente mai straniero, forse
perché nemmeno loro hanno mantenuto molto della loro identità. I pochi
indigeni si trovano in zone limitate, e per il resto la popolazione ha tratti
in gran parte occidentali.
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| Partita di beach-rugby con messicani, Manuel Antonio. |
Tutto è pura vida.
Pure quando visitiamo un impianto eolico che è in stato di fermo per un
temporale che ne ha messo fuori uso una parte. Mentre suonano allarmi ovunque,
l’operatore della sala controllo chiama a destra e a manca con il telefono,
rispondendo e esordendo con pura vida, con un tono quasi pigro. Non certo
preoccupato. Passi in strada, pura vida. Adios, pura vida. Hola, pura vida. Qué
tal, pura vida. Surf, pura vida. Chiriguaro,
shot al peperoncino a cui ci siamo assuefatti, pura vida. Contagioso.
Ovviamente il più delle volte dopo “vida” si ferma la conversazione…
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| Noche de fiesta en San José! |
Ho dei ricordi bellissimi mentre riscrivo dall’aereo. La
passeggiata finale al buio e in silenzio. Inutile parlare se non per stupirsi assieme dei fulmini all’orizzonte.
La bellezza e il respiro sono sufficienti, il resto sarebbe rumore. Le onde
dell’alta marea lasciano spazio a uno scenario onirico di grigi magici, dove la
sabbia molle è punteggiata da conchiglie, noci di cocco, granchi, pesci rimasti
in secca. Noi a piedi scalzi avanziamo. Ho un’inevitabile senso di malinconia.
Le ore passate a surfare, shaka-shaka
(saluto surfista copiato da Ronaldinho), la sensazione di farsi trasportare dall’onda,
di cavalcarla. Cadere e ridere, ovviamente. Beccarsi anche qualche dolorosa
tavolata sulla scapola, la capoccia o la pancia. La libertà di stare tutti in
costume, a pochi metri dall’alloggio, coperti di Autan. Di farsi una surfata
alle 6 di mattino, prima di iniziare il lavoro. Di lavorare a torso nudo nei
buchi liberi. Di ridere, scherzare e prendere tutto con calma e leggerezza,
portando però avanti i progetti, confrontandosi. Di giocare a rugby con il sole
di mezzogiorno a Manuel Antonio, o a calcio con campi e palloni improbabili a
San Ramón e al Díctamo.
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| Colori al tramonto, in acque placide di bassa marea, Tamarindo. |
Il mio capo e ormai amico, Andrea, è un fenomeno come
cooperante, come oratore, e come maestro di surf. Ci mette in piedi tutti sulle
tavole affittate. Surfiamo divertendoci. Surfiamo all’alba, al tramonto, a
mezzogiorno, nei tempi liberi. Un continuo tetris di viaggio, appuntamenti,
svago, lavoro. Stancante. A volte i cambi di programma scombinano le carte, io
mi secco perché mi sembra che rimane sempre molto lavoro arretrato. Andrea è
generalmente rilassato, tranquillo, senza stress, con imprevedibili punte di
improvvisa agitazione ma con un continuo entusiasmo contagiante.
Abbiamo differenze di carattere sui tempi e programmi. Ma abbiamo tanto in comune,
compreso gli ideali, esplicitamente dichiarati o meno, una voglia di costruire
cose, un carattere a volte un po’ impulsivo, e la visione della vita
come un fluire continuo. Calle 13, la nostra colonna sonora. No tenemos la vida resuelta. E’ un
esempio. Crederci e anteporre la speranza alle comodità.
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| Equipo Surf! |
C’è Marco V. Sardonico, calmo, pacifico e maturo, coi suoi
21 anni. A volte bastano sguardi di intesa per capirsi, scoppiare a ridere per
qualche pensiero o commento comune. Compagno di viaggio ideale, e lavoratore
quando serve. Oltre ad avere il tipico savoir fair del latin lover, con
chitarra in mano e sguardo misterioso. Spazza gli avanzi di cibo di tutti.
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| Marco V., Marco P., Andrea, Fabio. |
C’è Marco P., una delle persone più buone e trasparenti che
conosco. Oltre a una serie di uscite inaspettate, dice le cose in faccia sempre
con tatto. Mangia alla velocità della luce, e la sua autoironia è fantastica:
servirebbe a tutti. Parla dei suoi sogni, in buona parte coincidono coi miei.
Vive per l’utopia, e anche in questo mi riconosco, anche se qualche anno in più
nel mio caso mi ha ammorbidito con piccole iniezioni di realismo che rendono
più morbido e piacevole l’impatto con la realtà. E, non ultimo, è un ingegnere in gamba con
cui mi piacerebbe lavorare anche in futuro, dopo il progetto in corso al
Dictamo, su cui lavoriamo molto. Un ingegnere un po’ artistico e poco quadrato,
come si auto-definisce sin dall’inizio, indossando la maglietta del Piccolo
Principe.
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| Una surfata con Andrea, il miglior maestro! |
C’è Fabio, tranquillità in persona. Curioso, aperto, sempre
disponibile e amichevole con tutti. Lavora quando deve, si diverte quando
vuole. Parla volentieri di tutto, e si ferma un mese in Costa Rica. Se busca la
vida, ma senza un briciolo di ansia. Come viene viene. Da Ascoli a San José,
come fosse un passo.
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| Rocce nere spuntano dalla bassa marea: la spiaggia si allunga di 100 metri e lascia pozze, molluschi, detriti (noci di cocco e conchiglie) e giochi di luce. |
Ci sono Fabrizio, Chris, Steve, Zafi, Francesco, Marco R.,
Martina, che ci accompagnano a tratti. Tutte persone eccezionali, ognuna con le
sue peculiarità: la giovalità, l’iperattività e le risate di Zafi;
l’introspettività aperta di Chris, marine anomalo dalla Virginia, culo perennemente
sul bordo del pick-up catracho, leggendo al vento vari libri di Sofocle e 100 años de soledad di García Marquez
(Melchiade sempre tra noi!); la saggezza sessuagenaria di Steve, veterano
texano dello sviluppo sostenibile, con la sua chioma di paglia bianca che fa il
pari con la mia; la passione per il proprio lavoro di Fabri, vecchia conoscenza
milanese dall’anno scorso; la serafica tranquillità matura di Francesco, con
cui condividiamo una piacevole incertezza sul futuro; la disponibilità,
pazienza e positività di Marco R., campione di pallavolo e direttore della
Camera di Commercio italo-costaricense; la inquieta ed attraente voglia di
vivere della sua bella Martina. Ci sono anche tanti altri personaggi che
incontriamo per stringere e mantenere collaborazioni e progetti: Lulù, Jorge,
Alex di ReTe e tutta la compagnia italiana di Tegucigalpa; Wilmer; Jose
Enrique, padre della mia grande amica tica di Barcelona, Marina; Adrian, di
Enel.
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| Shaka-Shaka! Fabio, Daniele, Andrea sulla schiuma |
E poi c’è Lea, unica donna quasi sempre. Silenziosa quanto
basta e sorridente, come un Sole. Spesso la vedo dallo
specchietto, mentre guido, ascoltare musica e guardare dal finestrino, prima di
riaccocolarsi sul sedile a dormire o di reclamare cibo, con attacchi di fame
improvvisi e poco duraturi. Condividiamo l’amore per la Spagna e un carattere
un po’ nordico. Lea ed io, supervisionati da Andrea e accompagnati dal resto
del gruppo, abbiamo messo su un progetto nuovo a Cuero y Salado, e per come è
nato dal nulla rimane una delle cose più belle di questo mese. E’ giovane e molto
bella e parla spagnolo con un rapido accento italo-andaluso. Le foto più
belle sono le sue dall’iPhone, da copertina. Mi mancherà vedere la sua lunga
cascata dorata quando anch’io siedo nei sedili posteriori, contemplare las calles
de Latinoamérica al tramonto coi finestrini aperti, e scambiare due parole e
sorrisi tranquilli.
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| Spiaggia a Manuel Antonio. |
Oltre a loro, c’è chi dal backstage di Roma appoggia le
nostre attività, o le rivive: Ric, professionale e attento a tutto; Caterina, instancabile
comunicatrice; Giulia, che rivive sei mesi di colorati ricordi
centroamericani coi miei racconti, con la stessa bellissima infantile e matura
meraviglia verso el pueblo que camina.
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| Agua! Da sx: Marco P., Lea, Daniele, Andrea, Fabio, Marco V. (in acqua). |
Le altre spiagge viste in queste due settimane sono tutte
sul pacifico. Jacó, battesimo Pacifico per molti di noi, e meta turistica numero
uno per il surf, che per lo scempio di un paio di palazzi ricorda un po’
l’edilizia costiera europea. Anche se la spiaggia è comunque molto bella e
pulita, come tutte quelle che abbiamo visto. Manuel Antonio, paradiso naturale
dove le guide identificano animaletti a decine di metri di distanza puntandoli
con il telescopio. Vediamo bradipi, lenti scimmiotti con pochi muscoli e molti
tendini; scimmie dalla faccia bianca; mapaches, iguane, pipistrelli. C’è cura e
cultura tra i ticos. Cuidan su tierra,
perché ne hanno fatto una ricchezza da preservare a tutti i costi.
Naturalmente, a un’occhiata più approfondita non tutto è oro, e spesso c’è un
filoamericanismo evidente in vetrine, atteggiamenti e prezzi, ma sicuramente il
Costa Rica rappresenta una punta di diamante a livello mondiale per ambiente e
società.
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| Tamarindo al tramonto, dopo il lungo scroscio diurno e prima del temporale notturno. Le nubi giocano serie in un orizzonte tanto denso e vasto da essere quasi tangibile. |
Sono ora sul treno verso le terre nordiche italiane. Un
cappuccino a Roma e una passeggiata al sole all’Acquario romano mi hanno
ricordato che bella è l’Italia. Mentre mi godo qualche giorno di Italia, famiglia
e amici, prima di partire per l’Africa, voglio leggere le vene aperte
dell’America Latina di Galeano e ascoltare musica valenciana, mentre
chiacchiero ogni tanto con i miei fratelli spagnoli, e mentre do un’occhiata a
offerte di lavoro e proposte di progetti futuri per l’autunno, con le idee
molto più chiare e soddisfatte su dove mi sono ficcato.
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| Surfata alle 6 di mattino, Tamarindo. |
Próxima estación: Uganda. Y esperanza, siempre. Pura vida, puro
mundo.
.the.Hive.