22 giugno, Kalangala, Isola di Bugala. Io e Valeria, la mia
collega coordinatrice di progetto, stiamo tornando in boda-boda verso
l’alloggio temporaneo dove stiamo, come quasi ogni sera, se ceniamo dalla gioiosa Joy. E’ un po’ più tardi
del solito, sono le 23. La strada rettilinea rossa, ci porta nell’oscurità tra
qualche centinaio di metri del villaggio di Kalangala, dove ancora alcuni
motociclisti siedono aspettando, come durante il giorno, e gli ultimi negozi e
bar sono aperti. Per strada non c’è quasi più nessuno, stranamente.
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| Terra rossa e orizzonti. |
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| Tromba d'aria in acque vicine alla nostra isola di Bugala. |
Poi, qualcosa di magico mentre sfrecciamo verso casa. Il
lago si è trasformato in un cielo capovolto. Una miriade di punti luminosi lo
adorna, nell’oscurità grigio-blu della notte lacustre. Luci e luci, allineate,
agglomerate, in ogni direzione, come se si vedessero tante strade in
lontananza. Eppure queste isole non hanno luce. Sotto di noi, una decina di
luci illumina anche la nostra baia. Pescatori. Barchette. Attirano il pesce con
le lanterne. Invadono placidamente il lago, pescando ciò che gli serve per
mangiare e sopravvivere. Sono a perdita d’occhio. Un popolo sul lago. Una
specie che attinge da ciò che la natura gli offre. Umili barchette, enorme
specchio d’acqua. Semplici cene portate alle famiglie, qualche timido
commercio, schiere immense di pesci sotto quelle acque misteriose e non balneabili.
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| Il lago di notte. Le foto non possono descrivere la via Lattea acquea di migliaia di lanterne |
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| Uccelli e barche ovunque |
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| Anime del lago, sul filo di acque per loro mortali. |
Isole popolate da pescatori, che spesso non sono nativi: vengono da altre isole, o dalla terraferma. Le
isole Ssese (l’arcipelago di cui fanno parte) devono il loro nome a varie
epdemie portate dalla mosca tsè-tsè, e sono state ripopolate solo negli ultimi
decenni. Un comune denominatore alle decine di isole: barchette, di pochi
metri, di legno. La prua punta verso l’alto in modo accentuato, mentre il
pescatore si siede dietro guidando o remando. Usano reti di diverse magliature
a seconda del pesce che vogliono pescare: una rete fine per il silver fish, una
più grossa per la tilapia, un pesce dall’aspetto ancestrale e dal sapore molto
deciso. Le barche punteggiano ogni giorno le acque di questo lago immenso. Le
producono anche qui, a Mweena, dove ci imbarchiamo ogni giorno per raggiungere
in una quarantina di minuti Kitobo Island.
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| Torri e luci, la migliore sveglia. |
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| Alba vermiglio infuocato dal Ssehab, Kalangala. |
L’alba. Una delle più belle che abbia mai visto. Nubi color
fiamma, acqua del lago piacida ed incendiata. Indescrivibile. Nubi pennellate
di vermiglio, riflessi arancio vivo, alle 7 di mattina, mentre il silenzio è
rotto dal canto di uccelli vari. Sì, l’alba, come in ogni parte del mondo dove
il cemento non abbia spazzato via la vita, è un tripudio canoro. Anche quando
non si assiste a questo spettacolo lentamente pirotecnico, i colori non mancano
mai. Il rosa inizia lentamente a farsi strada tra ombre grige e verde scuro. Il
cielo, da telo nero punteggiato, torna a essere pennellato di colori. Credo di
aver preso da mio papà questa attrazione per l’alba, per queste ore mattutine
dove nel silenzio uno osserva, legge, scrive, si sente parte di qualcosa di
tanto grande e bello, la natura che si sveglia (e un’altra metà, quella
notturna cacciatrice, se ne va a dormire). E’ il momento della calma. Calma
come la superficie del lago.
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| Interviste e raccolta dati con il capovillaggio di Kammese, isola di Buvu. |
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| Boda-boda con Valeria e Daniel sull'isola di Buvu, verso il villaggio di Luwungulu. |
24 giugno, Mweena, Isola di Bugala. Non sanno nuotare, ma
vivono su questo specchio d’acqua che deve essere per loro come lava. I nostri
colleghi tornano reduci da un incidente in barca. Un pescatore morto. Queste
barche, spesso spinte da motori abbastanza potenti, hanno una prua che è
abbastanza alta, forse è quello che ostruisce la visuale. Sta di fatto che non
è raro che ci siano incidenti. I pescatori cadono in acqua e affogano. Quasi
nessuno sa nuotare. “Things happen” dice con un sorriso amaro il nostro amico.
“Almeno ne abbiamo salvato uno.” Almeno ne hanno salvato uno… Nessuno si è
buttato in acqua, perchè farebbe matematicamente la stessa fine. Gli buttano le
giacchette se li vedono, altrimenti si rassegnano. Non riesco a dire nulla, a
commentare nulla. Riesco solo a imprimere gli occhi del nostro amico e lo
sgomento di Vale nella sua voce. Rimaniamo gelati, prima di riprendere le fila
del lavoro quotidiano che ci spetta sull’isola.
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| Moschea
di fianco all'attracco di Katchanga, isola di Buvu. La maggioranza
cattolica convive pacificamente e quotidianamente con musulmani,
entrambi ben integrati. |
Mi impressiona la ricchezza mentale di tanta gente
locale che cerca di emergere con un suo business, una attività. Alcuni sono
davvero in gamba, tecnicamente e strategicamente.
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Costruttore di mattoni sull'isola di Buvu.
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22 giugno. Scrivo dal terrazzino del Seese Habitation
Resort, sistemazione di lusso (20-40 € a notte, a seconda di quanto tratti con
la lunatica manager locale dagli atteggiamenti quasi schiavisti verso i suoi
giovani impiegati). Vedo sotto di me il lago, calmo come sempre. Al mattino, le
nubi troneggiano spesso. Mi ricordano le stesse nuvole lente e pesanti che
avvolgono il Lago di Como e le Grigne nelle giornate invernali. Qui, però, non
fa freddo. I contorni di alcune delle oltre 80 isole si distinguono in
lontananza. Con il tempo così, tutto assume i contorni di un quadro fatto da
mille sfumature di grigi. Un giorno una potente tromba d’aria si distingueva
all’orizzonte, tra nubi nere che si scambiavano qualche fulmine. Il lago può
diventare pericoloso come un mare. E’ tra le prime cause di morte tra i locali,
che non sanno nuotare. Trombe d’aria: due in tre giorni. Pioggia intensissima e
anomalmente frequente. I locali stessi, persino chi vive isolato da tutto, ma è
a contatto con la natura, gli danno un nome: cambiamenti climatici. Stravolgono
le stagioni, le semine, cambiano le stagioni umide e secche.
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| Ristorantino in centro a Kalangala. |
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| I miei colleghi sulla barca di Kafophan. |
Mi impressiona sempre più la ricchezza naturale di questi
luoghi, anche quelli più apparentemente anonimi. Questa terra, questo
continente, il più ricco del pianeta, è saccheggiato e sfruttato da millenni da
tutti tranne che dagli africani (o da pochi di loro). Europei e nordamericani
per secoli, e ora anche da indiani e cinesi. Gli africani sembra che al posto
di averla sfruttata, la terra gli sia appiccicata addosso in usi e costumi
quotidiani, come andare a pescare. Sono parte e sudditi della terra, delle
acque.
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| Mweena, isola di Bugala. Trasporto di datteri di olio di palma, coltivazione anche qui diffusa e importata da società malesi. |
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| Le lanterne dei pescatori in lontananza al tramonto, dalla spiaggia di Kalangala. |
.the.Hive.
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