dilluns, 29 de maig del 2017

Addio!

Sembra strano, forse. Ma voglio iniziare un post parlando di calcio. Di un pezzo enorme di calcio. Francesco Totti. L'atmosfera che 70.000 umani sanno trasmettere assieme, per dare l'addio a una bandiera, a una forma popolare di passione, amore. In tutta quella viscida contraddizione che è il calcio, con i suoi stipendi assurdi, c'è comunque la passione. Le bandiere rimaste sono poche, così come pochi sono i calciatori che apparentemente conducono una vita stabile. Le lacrime dagli spalti sono l'espressione di migliaia di esseri umani, con i ricordi di 25 anni. Addio, calciatore fedele, esempio.

Ci sono addii di vario tipo. La parola stessa Addio è crudele, specialmente per un agnostico come me che non sa se un Dio esista davvero. Ci sono gli addii festosi, ci sono quelli decisi e convinti, nelle vite personali e lavorative. Ci sono addii non annunciati, ci sono quelli cercati e quelli forzati. Accanto a un nucleo di persone che rimangono a prescindere attorno a noi, il resto è un turbinio di foglie più o meno colorate che si inseguono.

Nella parola Addio c'è il corso della vita. C'è il senso del tempo. C'è la fede, oggi sotterrata in nome di altri valori più tangibili. C'è la decisione. Nell'addio a una persona ci può essere anche una vena di male, di sparizione, di eliminazione. L'addio a volte è un assassinio deliberato ed indifferente, dramma cercato, un atto di guerra con sé stessi.

Addio ai posti. A luoghi che si vedono mille volte, o una sola volta. Alle campagne salentine che percorro per decine di chilometri a piedi, sotto il sole, con lo zaino in spalla, fermato da un giovane con cui ci scambiamo il racconto delle nostre vite in pochi minuti. C'è un addio a due paesini, San Foca e Torre dell'Orso, che non avevo mai visto prima e di cui in due giorni ho percorso ogni scogliera ed angolo. Ci lascio una maglietta, se la porta via la Tramontana, e là deve rimanere. È un addio a una maglietta grigia come il dolore che chi associo a questi posti ha portato. È un addio al dolore stesso, agli errori di anni fa, pagati a prezzo carissimo. La bellezza di una costa non ancora invasa dal turismo estivo si porta via l'ultima briciola di quel che fu un male che ora appare solo come un vortice incontrollato di passioni contrastanti e incontrollate, un'ingenuità con conseguenze che non voglio più provare nè far provare. Addio a ciò che non dovrà mai più accadere, a ciò che trascinò in un abisso me e chi mi vuole bene. E l'addio non lo dico con la tristezza, ma con la libertà de lu sole, lu mare, lu ientu. Con un tuffo nella grotta della Poesia, con ore a osservare la schiuma irruente che sbriciola una costa rocciosa crivellata dalle intemperie. E con la bellezza placida e matura degli ulivi, presso cui mi dirigo. Non più onde splendide ed indifferenti contro gli scogli, ma il frusciare sicuro, stabile, nascosto di milioni di rami di ulivo. Madre Terra. Addio onde, passionali ed irrequiete. Preferisco la terra, madre terra. La terra che ha la lenta pazienza dell'Africa, invece dell'irruenza spontanea. La terra che è donna, che è lo Yin più primordiale. La pazienza che è amore, e non conosce addii.

Ci sono addii che sono imprevedibili arrivederci. Ci sono arrivederci che diventano addii. Ci sono prove che la vita ti ripete così come fosse la ripetizione di un esame a cui si è stati bocciati. Per dire addio a certi modi di agire. Ci sono catene, qualcosa di eccezionalmente simile al Karma, che consentono di mettersi dall'altra parte, a distanza di più o meno tempo. Fanno capire le prospettive, permettono di addolcire addii amari.

C'è un addio a migliaia di posti. Quando gli addii iniziano a diventare non sentiti, è ora di smettere di girare il mondo come una trottola.

C'è un nuovo addio al mio lavoro. A quel che non può essere compatibile con me, con i miei valori. Addio anche alle speranze ingenue di arcobaleni, per cercare una realtà meno variopinta ma più vera. Addio agli unicorni, perchè stare a guardarli non ti consente di cavalcare il pony che la vita ti dà, o le gambe di cui siamo forniti. Addio a speranze di un mondo giusto, di un paese perfetto, di un luogo adatto. Addio alla ricerca fuori di me. E' tutto dentro, e dico addio agli inseguimenti. Dico addio alle utopie, perchè è l'unico modo per provare a realizzarle, in modo imperfetto e in tempi forse irraggiungibili. Dico addio ai miraggi, perchè mi hanno distolto dai petali di un fiore ai miei piedi che ha in sè la perfezione del particolare.

Dico addio all'adolescenza, durata a lungo.

Non posso dire addio a scrivere. Chili e chili di scritte, inchiostro su carta o pixel su digitale. Camminare e scrivere. La scrittura è l'antidoto a un addio alla memoria, un prolungamento temporale di emozioni che svaniscono troppo in fretta, le ali di una libertà anelata, vissuta, privilegiata. Le parole sono magiche, nel bene e nel male, e sono gli scapelli che scolpiscono le cinque lettere Addio. 

C'è un solo addio che non ha nessun sapore dolce con sé. E' la fine della vita. Imprevedibile. A quell'addio, non si può sapere come reagire.


.NF.

2 comentaris:

  1. addio alle utopie, perchè è l'unico modo per provare a realizzarle, in modo imperfetto e in tempi forse irraggiungibili. Dico addio ai miraggi, perchè mi hanno distolto dai petali di un fiore ai miei piedi

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    1. Questa é una lezione senza precedenti... Apre ad una Vita che porta con se tutto il passato, e schiude un panorama senza confini! Addio e a prestissimo, hermano!

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