Questa è la nostra isola. È un'isola che dà semplicemente un profondo senso di pace, senza sconfinare in quella bellezza accecante che trasforma certi luoghi in mete da privilegiati. Questa è un'isola genuina, una perla nelle acque della Perla dell'Africa.
Un anno dopo dal mio primo arrivo, sono qua, siamo qua. Sono sbarcato per gustarmi di nuovo a passo lento, lentissimo, le acque oggi tranquillissime, la terra rossa non ancora morsa dall'asfalto e dal traffico. Cambia qualcosa, come il venditore di chapati che è riuscito a trasformare il suo carrettino in una baracca di legno dignitosa e colorata di blu. Come una formica, ha risparmiato abbastanza da potersi garantire un bancone. Nel contesto dell'isola, e di un paese con disoccupazione e crescita demografica alle stelle, questi sono piccoli miracoli.
Tanti mi riconoscono. Alcuni ragazzotti non prendono bene, per invidia, ignoranza o razzismo, una coppia interraziale che ormai da quasi un anno si ritrova da queste parti. Mi disinteresso, rimanendo anche meno esposto a commenti offensivi, volgari e generalmente idioti detti in luganda. Lei riesce a fregarsene meno e qualcuno di loro si prende delle lavate di testa che li lasciano a bocca chiusa, e mi fanno sorridere per l'orgoglio di averla al fianco e per la sagacia delle sue risposte taglienti che loro non si aspettano dal genere debole.
Quindi, mi gusto passo a passo ogni casa, ogni negozietto. Mi gusto soprattutto il silenzio naturale e l'effetto paliativo che la bellezza naturale ha. Le enormi foglie di yam coltivato ovunque, gli alberi stracarichi di avocado, che per me è inngabilmente il frutto degli dei, i pochi tratti rimasti di foresta vergine, gli uccelli di mille colori e forme, dai più mostruosi ai più raffinati. Ce n'è uno che al mattino accompagna sempre le colazioni a terra fatte di caffè locale allungato, marmellata di banane improvvisata da noi a Luyinja qualche giorno prima, chapati, e pomodori locali (con ammaccature e forme genuinamente irregolari) passati in padella. Questo volatile non cinguetta nè gracchia: ride in volo, una risata acuta e contagiosa che va in crescendo e che mi rende sempre di ottimo umore.
Kalangala e il nostro nido hanno l'effetto di un profondo abbraccio caldo che fa passare qualsiasi cosa. Ha anche l'effetto di rallentare tutto, di far pensare solo a stare bene, in mezzo a un villaggetto mediamente attivo e non avulso né avvezzo alla presenza di bianchi.
Le acque del lago sono calme, e potrei osservarle per ore. Qui i primi esploratori bianchi arrivarono circa 130 anni fa. Chissà come fu l'accoglienza, e chissà come la natura dominava in maniera quasi spaventosa. Oggi c'è un giusto equilibrio, che rende il posto potenzialmente turistico, ma ancora genuino e naturale.
È un sabato sera ma non vorrei da nessun'altra parte se non in questa assoluta tranquillità, con una felpa che fa da scudo al fresco che sento volentieri, dopo essere stato immerso nel caldo soffocante e inquinato della capitale per qualche giorno.
.the.Hive.
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