Scrivo per me stesso. Perché le parole rimangono, le
sensazioni volano via, come foglie secche. E allora le raccolgo, quelle appena
cadute, prima che rimangano schiacciate da altre foglie, spazzate via dal
vento, dal sole e dalla pioggia che costellano l’esistenza. Prima che si
sgretolino e ritornino nel terreno fertile dell’oblio prezioso. Le raccolgo e
le metto nella vetrina di un ricordo mio, accatastate in quaderni, diari, appunti, blog. Proteggo ricordi unici, per me
stesso.
Scrivo per quello che sento, per le prime impressioni, per
le ultime. Impressioni mutevoli, parziali, soggettive, né giuste né sbagliate.
Scrivo quando la mano me lo ordina, quando le sensazioni sono forti, e so che
stanno per volare via, temperate dalla razionalità, dall’abitudine, dalla
stanchezza, dalla comodità, dai sentimenti. Scrivo quando sento che nessun
giudizio morale ed estetico non è ancora arrivato a dipingere con tinte sue
foglie fragili appena cadute.
Scrivo per dare voce, non una voce definitiva, ma un urlo
momentaneo, che si somma al chiasso di un pianeta sempre più frenetico. Ma sono
urla sospirate, come il suono delle onde del mare in una conchiglia. Le
conchiglie sono miliardi, le loro storie ancora di più. Mi trovo tra le mani
conchiglie ordinarie, spezzate, intatte, bellissime o incrostate. Ne colgo l’unicità
sulla battigia, portate a me, viandante qualsiasi, dalle mareggiate del caso,
meraviglioso pagliaccio crudele e romantico. Mi scivolano via, mi finiscono
sotto i piedi se cammino, se corro non le vedo nemmeno. Se vado di fretta, è
facile tagliarsi, ferirsi. Ecco perché amo sedermi, sdraiarmi e sporcarmi con
la sabbia. Nessuna conchiglia, nemmeno la più spigolosa e tagliente, può ferire
chi si sdraia ad ascoltarla.
E così, mentre il tempo si sospende, le onde della
mareggiata mi portano storie, che la mano trascrive, con una matita, una penna,
una tastiera. Scrivo perché vivo, e a volte vivo perché scrivo. Ma sono
immensamente privilegiato, perché vivo, e sulla battigia ci cammino. Non tutte le conchiglie hanno questo dono. La maggior parte sopravvive e sussiste. Ma tutte esistono.
.the.Hive.
mi mancava leggerti Dany... le tue parole sono preziose, riescono ad abbracciare panorami vastissimi senza tralasciare il granello... e sono piene di speranza, di umanità, di energia, di presenza partecipe...mi sembra di respirare meglio adesso. Un carissimo saluto e un abbraccio. ross
ResponElimina