dimecres, 2 de novembre del 2016

Foglie e conchiglie



Scrivo per me stesso. Perché le parole rimangono, le sensazioni volano via, come foglie secche. E allora le raccolgo, quelle appena cadute, prima che rimangano schiacciate da altre foglie, spazzate via dal vento, dal sole e dalla pioggia che costellano l’esistenza. Prima che si sgretolino e ritornino nel terreno fertile dell’oblio prezioso. Le raccolgo e le metto nella vetrina di un ricordo mio, accatastate in quaderni, diari, appunti, blog. Proteggo ricordi unici, per me stesso.

Scrivo per quello che sento, per le prime impressioni, per le ultime. Impressioni mutevoli, parziali, soggettive, né giuste né sbagliate. Scrivo quando la mano me lo ordina, quando le sensazioni sono forti, e so che stanno per volare via, temperate dalla razionalità, dall’abitudine, dalla stanchezza, dalla comodità, dai sentimenti. Scrivo quando sento che nessun giudizio morale ed estetico non è ancora arrivato a dipingere con tinte sue foglie fragili appena cadute.

Scrivo per dare voce, non una voce definitiva, ma un urlo momentaneo, che si somma al chiasso di un pianeta sempre più frenetico. Ma sono urla sospirate, come il suono delle onde del mare in una conchiglia. Le conchiglie sono miliardi, le loro storie ancora di più. Mi trovo tra le mani conchiglie ordinarie, spezzate, intatte, bellissime o incrostate. Ne colgo l’unicità sulla battigia, portate a me, viandante qualsiasi, dalle mareggiate del caso, meraviglioso pagliaccio crudele e romantico. Mi scivolano via, mi finiscono sotto i piedi se cammino, se corro non le vedo nemmeno. Se vado di fretta, è facile tagliarsi, ferirsi. Ecco perché amo sedermi, sdraiarmi e sporcarmi con la sabbia. Nessuna conchiglia, nemmeno la più spigolosa e tagliente, può ferire chi si sdraia ad ascoltarla.

E così, mentre il tempo si sospende, le onde della mareggiata mi portano storie, che la mano trascrive, con una matita, una penna, una tastiera. Scrivo perché vivo, e a volte vivo perché scrivo. Ma sono immensamente privilegiato, perché vivo, e sulla battigia ci cammino. Non tutte le conchiglie hanno questo dono. La maggior parte sopravvive e sussiste. Ma tutte esistono.

.the.Hive.

1 comentari:

  1. mi mancava leggerti Dany... le tue parole sono preziose, riescono ad abbracciare panorami vastissimi senza tralasciare il granello... e sono piene di speranza, di umanità, di energia, di presenza partecipe...mi sembra di respirare meglio adesso. Un carissimo saluto e un abbraccio. ross

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