divendres, 16 de setembre del 2016

Tempo

E’ un regalo. Fatto di istanti infinitesimi. Di vite. Di vita.

Eppure lo distruggono, lo frantumano, lo fanno a pezzi. Assetati, affamati, ne chiedono sempre di più. Lo calpestano, lo reclamano come fosse loro. Corrono, lo mangiano persino con parole concitate. Lo mischiano alla propria frenesia, all’ansia, per sputarlo in urla, in sigarette, in nervosismo, in corse sfrenate, in appuntamenti. In nome dell’efficienza, del progresso, dei soldi. In nome di non perdere tempo. Come fare indigestione per paura di essere affamati.
Il tempo è denaro... Chi ha inventato questa frase non deve avere capito molto.

Nel cuore della Terra, il tempo è rispettato, assaporato, accompagnato. Non ha importanza misurarlo, incastrarlo, programmarlo, ingabbiarlo, incamminarlo. E’ un regalo, vale per quello che è ora. La mano nera cura le lancette, le ripara, le accarezza, mano nella mano. Il tempo ha un sapore, non è una maledizione contro cui correre. E’ poco, ed è rispettato. E’ imprevedibile, ed è ammirato. La pazienza, la cura e il respiro se ne prendono cura.

Perché quella bocca si deforma, la voce si alza? Perchè quei piedi si rincorrono così veloci? Perché quello sguardo è fisso sul pc, senza poter salutare o guardarsi intorno? Perché le cifre, gli zeri, preoccupano e tolgono il sonno? Eppure lo stomaco è pieno, le lenzuola sono pulite, non manca nulla, nemmeno la compagnia notturna.

E poi c’è questo viso nero che sorride, c’è la calma, la voglia di cercarsi un futuro mista a una voglia di godersi lo stesso la vita. C’è chi il tempo anche qui lo butta, con l’alcol, con sesso facile e pericoloso. C’è chi però nel tempo credo. C’è Miki, 19 anni, che ha imparato a fare i chapati e i rolex più buoni di Kalangala, al mercato, e lo fa per costruirsi il futuro, 1.000 scellini (27 centesimi di Euro) alla volta.

Di nuovo, l’hanno infilato in contratti, l’hanno reso illegale, lo schiaffeggiano ignari della realtà. Lo aggirano e pugnalano chiedendo mazzette per farlo. Lo rubano a chi lo rispetta. Lo maltrattano, sottraendolo a chi lo meriterebbe. E così sfugge di mano a una donna che aveva dei sogni, ma si è scontrata con scegliere tra vendere corpo e tempo, e mantenere una dignità. Sfugge di mano a un uomo che non può curarsi, e si consuma per una malattia curabile. Sfugge, e scivola nelle mani sbagliate.

“Che ore sono?”, una domanda così rara. C’è una sfera infuocata nel cielo a scandire il ritmo. L’allarme al mattino, superfluo. I maiali e i galli, con i loro istinti mattutini, ti invitano ad alzarti. Ad avere la tua colazione, ad assaporare un avocado che con il tempo è maturato sull’albero.

Lo strizzano persino in allevamenti intensivi, in serre. La natura rispetta troppo il tempo e poco i soldi, dunque meglio ricostruire un mondo fatto di gabbie, recinzioni, filari stretti stretti, energia a palate.

“Per me il futuro non riserva più sogni, il futuro è dei miei due bimbi. Sono un uomo semplice, tutto quello che guadagno è per loro.” 27 anni, orfano e unico superstite della famiglia, affogata in un traghetto sul Lago Albert.

31 anni. Scalpita, si agita, urla. Non riesce a controllare il lavoro di altri, non riesce a legare a strattoni il tempo loro. Una mazzetta pur di poterlo stringere a piacimento.

Il tempo, la speranza, l’amore. Tre gemme che ancora qui trovano posto, nell’ultimo angolo di umanità.


.the.Hive.

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