E’ un regalo. Fatto di istanti infinitesimi. Di
vite. Di vita.
Eppure lo
distruggono, lo frantumano, lo fanno a pezzi. Assetati, affamati, ne chiedono
sempre di più. Lo calpestano, lo reclamano come fosse loro. Corrono, lo
mangiano persino con parole concitate. Lo mischiano alla propria frenesia, all’ansia,
per sputarlo in urla, in sigarette, in nervosismo, in corse sfrenate, in
appuntamenti. In nome dell’efficienza, del progresso, dei soldi. In nome di non
perdere tempo. Come fare indigestione per paura di essere affamati.
Il tempo è
denaro... Chi ha inventato questa frase non deve avere capito molto.
Nel cuore della Terra, il tempo è rispettato,
assaporato, accompagnato. Non ha importanza misurarlo, incastrarlo,
programmarlo, ingabbiarlo, incamminarlo. E’ un regalo, vale per quello che è
ora. La mano nera cura le lancette, le ripara, le accarezza, mano nella mano.
Il tempo ha un sapore, non è una maledizione contro cui correre. E’ poco, ed è
rispettato. E’ imprevedibile, ed è ammirato. La pazienza, la cura e il respiro se ne prendono cura.
Perché quella
bocca si deforma, la voce si alza? Perchè quei piedi si rincorrono così veloci?
Perché quello sguardo è fisso sul pc, senza poter salutare o guardarsi intorno?
Perché le cifre, gli zeri, preoccupano e tolgono il sonno? Eppure lo stomaco è
pieno, le lenzuola sono pulite, non manca nulla, nemmeno la compagnia notturna.
E poi c’è questo viso nero che sorride, c’è la
calma, la voglia di cercarsi un futuro mista a una voglia di godersi lo stesso
la vita. C’è chi il tempo anche qui lo butta, con l’alcol, con sesso facile e
pericoloso. C’è chi però nel tempo credo. C’è Miki, 19 anni, che ha imparato a
fare i chapati e i rolex più buoni di Kalangala, al mercato, e lo fa per
costruirsi il futuro, 1.000 scellini (27 centesimi di Euro) alla volta.
Di nuovo, l’hanno
infilato in contratti, l’hanno reso illegale, lo schiaffeggiano ignari della
realtà. Lo aggirano e pugnalano chiedendo mazzette per farlo. Lo rubano a chi
lo rispetta. Lo maltrattano, sottraendolo a chi lo meriterebbe. E così sfugge
di mano a una donna che aveva dei sogni, ma si è scontrata con scegliere tra vendere corpo e tempo, e mantenere una dignità. Sfugge di mano a un uomo che
non può curarsi, e si consuma per una malattia curabile. Sfugge, e scivola
nelle mani sbagliate.
“Che ore sono?”, una domanda così rara. C’è una
sfera infuocata nel cielo a scandire il ritmo. L’allarme al mattino, superfluo.
I maiali e i galli, con i loro istinti mattutini, ti invitano ad alzarti. Ad
avere la tua colazione, ad assaporare un avocado che con il tempo è maturato
sull’albero.
Lo strizzano
persino in allevamenti intensivi, in serre. La natura rispetta troppo il tempo
e poco i soldi, dunque meglio ricostruire un mondo fatto di gabbie, recinzioni,
filari stretti stretti, energia a palate.
“Per me il futuro non riserva più sogni, il futuro
è dei miei due bimbi. Sono un uomo semplice, tutto quello che guadagno è per
loro.” 27 anni, orfano e unico superstite della famiglia, affogata in un
traghetto sul Lago Albert.
31 anni.
Scalpita, si agita, urla. Non riesce a controllare il lavoro di altri, non
riesce a legare a strattoni il tempo loro. Una mazzetta pur di poterlo
stringere a piacimento.
Il tempo, la speranza, l’amore. Tre gemme che
ancora qui trovano posto, nell’ultimo angolo di umanità.
.the.Hive.
Cap comentari:
Publica un comentari a l'entrada