La sensazione di
incertezza, di navigare a vista. La certezza che sì, la vita è una, le persone
sono miliardi, ma le cose che contano stanno sulle dita di una mano.
Mi son tuffato in un
mondo che è pieno di fango. A volte mi sento soffocare, faccio qualche
bracciata perché potenzialmente c’è del buono. Mano nella mano, a distanza, lei
è con me. Io sono innamorato di lei, della sua terra, della semplicità,
dell’amore stesso. Nuoto in un fango con creature aliene, che parlano lingue
che voglio evitare di capire. Parlano pieni di cinismo, di sete di soldi, cose,
orgasmi, a qualsiasi costo. Non è questione di differenze, è questione di una
forma mentis completamente differente.
Avevo paura di cambiare,
di dimenticare i principi che mi spinsero al cambio. E vedo che, quando il mio
viso è intriso di fango, io non ci sguazzo, anzi, lo capisco, memorizzo. So,
capisco, che io sono diverso. E, con me, milioni di persone. Che dipingono
arcobaleni per fare da contrappeso al mondo grigio dove la tecnologia, la sfiducia,
l’avidità, la paura e l’ossessione, la fanno da padrone. Tutto questo tinge di
realismo i miei arcobaleni, e li fortifica, li legittima, li condivide con
altri che li dipingono. E mi farà abbandonare presto o tardi anche questa
avventura, troppo corrotta dai difetti dell’essere umano.
Non c’è compatibilità con
menti che anelano a SUV, escort, soldi a palate. E, soprattutto, così come il
male è banale, lo è anche la mediocrità e questa mentalità. Non serve andare
fino in cima per vedere che questi ambienti si rifanno alla Grande Bellezza, o
ai suoi cocci. Non serve pensare alla mafia per vedere quali sono i meccanismi
che governano questo paese. Non serve pensare ai colonizzatori quando l’inferno
si materializza in un mezzo dirigente che cinicamente descrive la morte di
minatori in Malawi, incolpandoli e quasi deridendoli, mentre consiglia di
mettersi nel settore di estrazione in Africa, perché da un sacco di soldi.
Serve però immergersi, fino al collo, capirlo e anche comprenderlo fino a un
certo punto. Con aspetti giustificabili, e altri meno. Quando ascolto i loro
discorsi, mi alieno. Mi sento un giornalista con un occhio al mondo comune.
Salvo poi infuriarmi quando si arriva all’apologia del fascismo, o dei nazisti
vecchi della Germania e nuovi oltreoceano. Il mondo comune, e la mancanza di
educazione, stanno trascinando il mondo occidentale, che vive una naturale e
fisiologica fase di stasi, in quello che era 90 anni fa: un posto dominato
dalla paura, dall’ossessione di superiorità, dal nazionalismo e dall’attaccamento a cose.
Il mal d’Africa, e
l’amore che ci ho trovato, erano la strada a cui da un decennio almeno ero
incamminato. Ma ho anche capito che non si arriva mai. Però, questo sì, ci si
riempie di una calma interiore, di una consapevolezza che trova serenità e
pienezza nel passare un pomeriggio nella mansarda mezza abusiva di Formello
dove vivo, mentre la pioggia batte forte, e i miei pensieri cercano
incessantemente un modo di coniugare le mie passioni, la voglia di convivere, e
i paletti che mi pongo.
Per adesso, quel che ho
chiaro è che il mondo occidentale è intriso di follia insensata, e, peggio
ancora, di tanta mediocrità impigrita. Per fortuna, sulla strada si trovano
sempre persone fantastiche, come l’anziano signore operato alla trachea, che
nella penisola sorrentina ci ha offerto un caffè nel bar del paese, facendo un
baciamano a Rachel. O al centro sportivo, dove persone insolitamente calme ed
aperte mi ricordano spesso che Roma non è tutto urla e impicci. E la famiglia
che ho… è una fortuna immensa. Se credo all’amore, alla fedeltà, alla
giustizia, è per l’esempio che io e mia sorella abbiamo avuto. Se mi repellono
questi esseri che vivono di avidità, tradimenti, volgarità e scappatelle
squallide, è perché sono stato cresciuto alla luce di tanta serenità, di principi
sempre rispettati. L’Africa, a migliaia di km di distanza, vedendo come vivono,
mi ha lasciato dentro questa riconoscenza verso la mia famiglia, e un valore
ancora maggiore verso le rare persone semplici e silenziose, che pensano a fare
le cose al meglio, senza badare a titoli, remunerazioni, egoismi. Credo di
essere insicuro a tratti, troppo preso da dilemmi etici eccessivi e da una
continua ricerca di qualcosa che lavorativamente sia perfetto. E’ difficile. Ma
ogni mattina mi guardo allo specchio a testa alta. Soprattutto, so cosa è
l’amore e il rispetto, ad un livello profondo e indelebile. Spero che potrò
trasmettere lo stesso ai miei futuri figli, se ci saranno.
I nordeuropei o americani
che ho ospitato con WarmShower sono un altro aspetto eclettico della nostra
società. Persone aperte, ricche, vogliose di viaggiare, che si scandalizzano
per la quantità di rifiuti che hanno trovato per le strade pugliesi,
battezzandole discariche a cielo aperto. Persone però imprigionate in logiche
un po’ perbeniste di chi, nella ricchezza, può permettersi di avere un giardino
perfettamente ordinato. Se la Puglia li ha sconvolti, non andate in Uganda o
Honduras, volevo dir loro. Se non sopporto la mediocrità avida, anche la
perfezione suberba mi annoia.
In un mondo dove la giustizia è una barzelletta, sbeffeggiata in ogni istante, la libertà è dentro, e cammina mano nella mano con l'indignazione, sempre pronta a farsi sedurre dallo stupore e dalla semplicità.
"Non esiste una strada verso la felicità. La strada è la felicità." [Confucio]
.the.Hive.
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