dijous, 9 de març del 2017

Pensando a voce alta



La sensazione di incertezza, di navigare a vista. La certezza che sì, la vita è una, le persone sono miliardi, ma le cose che contano stanno sulle dita di una mano.

Mi son tuffato in un mondo che è pieno di fango. A volte mi sento soffocare, faccio qualche bracciata perché potenzialmente c’è del buono. Mano nella mano, a distanza, lei è con me. Io sono innamorato di lei, della sua terra, della semplicità, dell’amore stesso. Nuoto in un fango con creature aliene, che parlano lingue che voglio evitare di capire. Parlano pieni di cinismo, di sete di soldi, cose, orgasmi, a qualsiasi costo. Non è questione di differenze, è questione di una forma mentis completamente differente.

Avevo paura di cambiare, di dimenticare i principi che mi spinsero al cambio. E vedo che, quando il mio viso è intriso di fango, io non ci sguazzo, anzi, lo capisco, memorizzo. So, capisco, che io sono diverso. E, con me, milioni di persone. Che dipingono arcobaleni per fare da contrappeso al mondo grigio dove la tecnologia, la sfiducia, l’avidità, la paura e l’ossessione, la fanno da padrone. Tutto questo tinge di realismo i miei arcobaleni, e li fortifica, li legittima, li condivide con altri che li dipingono. E mi farà abbandonare presto o tardi anche questa avventura, troppo corrotta dai difetti dell’essere umano.

Non c’è compatibilità con menti che anelano a SUV, escort, soldi a palate. E, soprattutto, così come il male è banale, lo è anche la mediocrità e questa mentalità. Non serve andare fino in cima per vedere che questi ambienti si rifanno alla Grande Bellezza, o ai suoi cocci. Non serve pensare alla mafia per vedere quali sono i meccanismi che governano questo paese. Non serve pensare ai colonizzatori quando l’inferno si materializza in un mezzo dirigente che cinicamente descrive la morte di minatori in Malawi, incolpandoli e quasi deridendoli, mentre consiglia di mettersi nel settore di estrazione in Africa, perché da un sacco di soldi. Serve però immergersi, fino al collo, capirlo e anche comprenderlo fino a un certo punto. Con aspetti giustificabili, e altri meno. Quando ascolto i loro discorsi, mi alieno. Mi sento un giornalista con un occhio al mondo comune. Salvo poi infuriarmi quando si arriva all’apologia del fascismo, o dei nazisti vecchi della Germania e nuovi oltreoceano. Il mondo comune, e la mancanza di educazione, stanno trascinando il mondo occidentale, che vive una naturale e fisiologica fase di stasi, in quello che era 90 anni fa: un posto dominato dalla paura, dall’ossessione di superiorità, dal nazionalismo e dall’attaccamento a cose.

Il mal d’Africa, e l’amore che ci ho trovato, erano la strada a cui da un decennio almeno ero incamminato. Ma ho anche capito che non si arriva mai. Però, questo sì, ci si riempie di una calma interiore, di una consapevolezza che trova serenità e pienezza nel passare un pomeriggio nella mansarda mezza abusiva di Formello dove vivo, mentre la pioggia batte forte, e i miei pensieri cercano incessantemente un modo di coniugare le mie passioni, la voglia di convivere, e i paletti che mi pongo.

Per adesso, quel che ho chiaro è che il mondo occidentale è intriso di follia insensata, e, peggio ancora, di tanta mediocrità impigrita. Per fortuna, sulla strada si trovano sempre persone fantastiche, come l’anziano signore operato alla trachea, che nella penisola sorrentina ci ha offerto un caffè nel bar del paese, facendo un baciamano a Rachel. O al centro sportivo, dove persone insolitamente calme ed aperte mi ricordano spesso che Roma non è tutto urla e impicci. E la famiglia che ho… è una fortuna immensa. Se credo all’amore, alla fedeltà, alla giustizia, è per l’esempio che io e mia sorella abbiamo avuto. Se mi repellono questi esseri che vivono di avidità, tradimenti, volgarità e scappatelle squallide, è perché sono stato cresciuto alla luce di tanta serenità, di principi sempre rispettati. L’Africa, a migliaia di km di distanza, vedendo come vivono, mi ha lasciato dentro questa riconoscenza verso la mia famiglia, e un valore ancora maggiore verso le rare persone semplici e silenziose, che pensano a fare le cose al meglio, senza badare a titoli, remunerazioni, egoismi. Credo di essere insicuro a tratti, troppo preso da dilemmi etici eccessivi e da una continua ricerca di qualcosa che lavorativamente sia perfetto. E’ difficile. Ma ogni mattina mi guardo allo specchio a testa alta. Soprattutto, so cosa è l’amore e il rispetto, ad un livello profondo e indelebile. Spero che potrò trasmettere lo stesso ai miei futuri figli, se ci saranno.

I nordeuropei o americani che ho ospitato con WarmShower sono un altro aspetto eclettico della nostra società. Persone aperte, ricche, vogliose di viaggiare, che si scandalizzano per la quantità di rifiuti che hanno trovato per le strade pugliesi, battezzandole discariche a cielo aperto. Persone però imprigionate in logiche un po’ perbeniste di chi, nella ricchezza, può permettersi di avere un giardino perfettamente ordinato. Se la Puglia li ha sconvolti, non andate in Uganda o Honduras, volevo dir loro. Se non sopporto la mediocrità avida, anche la perfezione suberba mi annoia.

In un mondo dove la giustizia è una barzelletta, sbeffeggiata in ogni istante, la libertà è dentro, e cammina mano nella mano con l'indignazione, sempre pronta a farsi sedurre dallo stupore e dalla semplicità.

"Non esiste una strada verso la felicità. La strada è la felicità." [Confucio]

.the.Hive.

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